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Utente: onanspandau
Nome: Iaia
"Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta. Così Proserpina lieve vede piovere sulle erbe, sui grossi frumenti gentili e piange sempre la sera. Forse è la sua preghiera." Alda Merini

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venerdì, 10 luglio 2009

In Utero

-“ Lo sentite anche voi questo rumore?”

Panico. La domanda che non dovrebbe mai, e sottolineo mai, essere pronunciata a bordo di un’automobile.

L’autista, nonché proprietaria, del mezzo abbassa nervosamente il volume ai Placebo e ripete la medesima domanda.

-“ Voi proprio non sentite nessun rumore?”

Un ticchettio, descrive, regolare. Una bomba, penso ingenuamente. Nessuna di noi altre tre sente nulla, di strano perlomeno.

-“ Va bene, comunque fermiamoci!”

Le nostre proteste risuonano all’interno del veicolo.

-“ Oh ma che cazzo ci fermiamo a fare? Siamo quattro donne, non sappiamo nemmeno dove guardare!”

Brusii di approvazione.

-“ Comunque ci fermiamo lo stesso.”

Invadiamo la piazzola di sosta di un benzinaio chiuso, appena fuori Frascati. Notte fonda, umidità alle stelle. Se da un angolo buio saltasse fuori Jason con la sua maschera da hockey non ne sarei affatto sorpresa. Scendiamo tutte e quattro dalla macchina e incominciamo a girarle intorno come in una danza propiziatoria. Una borbotta frasi incomprensibili, un’altra toglie un volantino dal tergicristallo, un’altra ancora si china completamente per terra e guarda sotto. Ci metto del mio dando un piccolo calcio ad una ruota e appurando che non è sgonfia. Giungiamo alla conclusione che non c’è perdita d’olio o altri liquidi. Risaliamo a bordo. Dopo pochi minuti il rumore ricomincia, allora alziamo il volume dello stereo per non sentirlo. In circa mezz’ora siamo ad Arco di Travertino a mangiare un cornetto. Donne e motori.


postato da: onanspandau alle ore 10:42 | link | commenti
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mercoledì, 24 giugno 2009

I miei complimenti

Mi dipingo la faccia di un rosso vergogna

la menzogna che magistralmente hai saputo celare

e mai menzionare

piango segretamente le mie debolezze

mio malgrado, hai umiliato con malevolenza la mia buona

fede

vorrei cadere, vorrei vibrarmi

e lasciare al destino la scelta

decisione che allevia la pena

vorrei cadere oltre il confine

perdere il lume della ragione

e lentamente lasciarmi sedurre

riesco ancora a stupirmi tanta è ingenuità

è incredibile come sia riuscito a prendersi gioco

di me, i miei complimenti

i miei complimenti

(Maina Rei)

postato da: onanspandau alle ore 16:08 | link | commenti
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mercoledì, 20 maggio 2009

American Idiot

Quattro ore sono tante. Quattro ore indicano un lasso temporale quantitativamente rilevante. Quattro ore diventano decisamente troppe quando si è in attesa. Quattro ore assumono connotazioni emotive a dir poco insostenibili quando si è in attesa di una risposta ad un sms. Sporco, ributtante, insignificante, tedioso, malefico, dannato sms. Nel 2012 si prospetta la fine del mondo, agli inizi di giugno ho gli esami di fine biennio di specializzazione, domani mattina la mia sveglia suonerà alle ore 5 e 15 minuti, e sto qui a preoccuparmi di uno stronzissimo sms. La mia scala verso il processo junghiano di individuazione è decisamente sgarrupata e piena di merda. E allora così sia. Farò come Benigni in Non ci resta che piangere. Tornerò indietro nel tempo e impedirò a Cristoforo Colombo di scoprire l’America. In questo modo, almeno, non ci sarà nessun sms da aspettare da nessuno stramaledettissimo americano. Nessuna Atlanta. Nessuna Georgia. Mai.


postato da: onanspandau alle ore 11:08 | link | commenti (2)
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venerdì, 24 aprile 2009

Non sono immaginario

Il mio immaginario, lo ammetto, è estremamente complesso. Nel mio immaginario mentale accadono cose che voi umani eccetera eccetera. Molto spesso vorrei che il mio immaginario prendesse il sopravvento sulla realtà, ma è una speranza vana. Vana quasi quanto lo sperare di raggiungere qualsiasi posto a Roma in meno di tre quarti d’ora, perché a Roma nessun luogo si raggiunge in meno di tre quarti d’ora, nemmeno il salumiere all’angolo. Si parlava del mio immaginario, dunque. Nel mio immaginario, ad esempio, Gazzè Max, noto e rispettato cantautore/poeta romano, nell’atto di entrare in una libreria dovrebbe, nell’ordine:

  1. essere dotato di numero quattro braccia.
  2. le prime due (braccia) impegnate nell’esecuzione di Zombie dei Cranberries tramite basso elettrico alimentato da un pratico alimentatore, appunto, su rotelle.
  3. le rimanenti due (braccia) impegnate nell’accompagnamento della suddetta canzone tramite fisarmonica professionale color rosso lacca.
  4. in bocca un’armonica che principalmente svolge numero due funzioni: I) non rompere i coglioni nella ricerca di un testo del 1903 sulla coltivazione selvaggia del timo con il testo a fronte in polacco; II) stupire tutti i presenti.
  5. il tutto in equilibrio su uno skateboard.
  6. essere seguito da un piccolo corteo di elfi ubriachi non molesti che cantano in coro la Favola di Adamo ed Eva.
  7. andarsene senza dare fastidio ai dipendenti, tipo facendo scattare l’allarme anti-taccheggio.

 

Invece. Invece la realtà è, purtroppo, diversa. Max Gazzé è effettivamente entrato in libreria. La mia collega W (acronimo di fantasia) mi ha raccontato tutto. L’autore di Una musica può fare si è avvicinato alla cassa e ha chiesto se vendevamo gli auricolari per l’I-Pod. La mia collega, poco gentilmente, l’ha spedito alla Ricordi e poi mi ha subito citofonata al piano di sopra. Mestizia. Non sono immaginario.

 


postato da: onanspandau alle ore 16:28 | link | commenti (2)
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giovedì, 05 marzo 2009

Non mi conviene puntare in alto

E poi un giorno ti accorgi di aver capito tutto. Così, semplicemente. Ti alzi dal letto la mattina, bevi il tuo caffè con numero uno cucchiaini di zucchero, ti lavi i denti, accendi lo stereo mentre ti vesti. Intanto capisci tutto. Hai capito tutto. Anzi ti chiedi come mai non hai capito prima. Ora è tutto chiaro, è chiaro perchè le cose sono sempre andate in quel modo, è chiaro perchè le cose continuano ad andare in quel modo. Ma ora basta, ora ho capito tutto. E allora. Sciarpa al collo, panino al prosciutto nella borsa, libro in mano. Hai capito tutto ma la vita deve pur sempre continuare.

 

-         “Signorina, prendo questo!”

Il vecchiaccio barbuto mi sbatte il libro sulla cassa.

-         “ ...prendo questo perchè quello che le ho chiesto ieri lei non me lo ha voluto vendere!”

Ride sguaiatamente.

-         “Il libro che mi ha chiesto ieri lo abbiamo terminato, come mi pare di averle già detto.”

-         “Ah! Allora mi ha fotografato! Beh anch’io ho fotografato lei!”

Logico che mi ricordi di lui: è vecchio, rumoroso, puzzolente e pure antipatico.

-         “Signorina, perchè sta ridendo”

-         “Non sto ridendo, sto sorridendo.”

 

Anche se ormai ho capito tutto, riesco ancora a stupirmi di quanto possa essere antipatica quando mi ci metto d’impegno. Anzi, non è che poi mi ci debba impegnare più di tanto.

 


postato da: onanspandau alle ore 16:30 | link | commenti (1)
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mercoledì, 11 febbraio 2009

Una canzone il tuo posto prenderà

Ore. Ore e ore trascorse a pensare a tutto ciò che mi manca per poter essere. Dovrei impiegare il mio tempo in maniera più costruttiva. Mi mancherà sempre qualcosa per poter essere. E nel frattempo invecchio. Dovrei, invece, imparare ad apprezzare le piccole cose che riescono ancora ad emozionarmi. I pomodori rossi nel frigorifero. Il rumore sordo dell’impatto dei guantoni sul sacco in palestra. L’odore della carta dei libri appena stampati. Ascoltare Strategie degli Afterhours con le cuffie. Ricevere complimenti per il mio fondoschiena. Mangiare cinese. Correre affannosamente dietro all’ennesimo ragazzo che non posso avere. Parlare da sola. Tornare il più presto possibile a Roma appena me ne allontano un po’. Il primo sorso di una Guinness gelata. Alzare le tapparelle della mia stanza la mattina. Scrivere queste stupide righe. Rileggere queste stupide righe. Forse ci sarebbe qualcos’altro da aggiungere a quest’elenco. Il bello degli elenchi è che c’è quasi sempre qualcos’altro da aggiungere. Come per il poter essere.


postato da: onanspandau alle ore 11:24 | link | commenti (2)
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martedì, 23 dicembre 2008

E se quando torni sarò livido

Mia mamma mi racconta sempre che quando nei momenti più bui si rivolgeva a mio nonno in cerca di una parola di conforto, lui le rispondeva sempre la stessa cosa: l’importante è, comunque, svegliarsi ogni mattina. Ora, sfidando le leggi del tempo e dello spazio, del passato e del presente, della vita e della morte, sento il bisogno di dirgli come la penso a riguardo. No, nonno, non è così. Ci sono molte altre cose importanti. Importante è sentirsi al sicuro. Importante è poter contare veramente su qualche amico sincero. Importante è avere progetti per il futuro. Importante è avere accanto un uomo che ti ama sul serio. Importante è sapere di non stare sprecando il tuo tempo. L’importante non è svegliarsi al mattino, ma con quale stato d’animo lo fai. E con chi.


postato da: onanspandau alle ore 10:54 | link | commenti (1)
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martedì, 02 dicembre 2008

Standing on the shoulder of giants

Non sono una che si lascia andare a facili moralismi, a elementare retorica, a languidi sospiri riguardo la potenza del destino di fronte alla quale noi poveri esseri insignificanti non possiamo far altro che abbandonarci. No. Noi non siamo dei fottutissimi nani sulle spalle di fottutissimi giganti. Tuttavia. Tuttavia può capitare che un giorno ti alzi dal letto, dopo aver verificato che piove ancora, sei lì che ti prepari la colazione e già il telefono incomincia a squillare per romperti le palle. Quello stesso giorno, dopo aver prelevato al bancomat per pagare la tua analista, vai a lavoro e, così, magicamente, ti ritrovi davanti Roberto Saviano. Con la scorta. Tre grossi uomini di scorta. Diventi bianca viola blu e rosso peperone. Tremante per l’emozione incominci a dire cazzate senza senso, gli afferri la mano, gli tiri il braccio. Avverti un caldo insopportabile. Lui e la scorta ridono divertiti. A te non basta e quando è già sulla soglia gli gridi Torna Presto. Torna presto? Che figura di merda. Penso che una quindicenne alle prese con Cesare Cremonini avrebbe gestito la situazione con molto più polso di me.


postato da: onanspandau alle ore 11:13 | link | commenti (2)
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venerdì, 24 ottobre 2008

Per vedere se il gusto se ne va

Incondizionatamente. Amare incondizionatamente. Patire incondizionatamente. Vivere incondizionatamente. Senza condizioni. Mi riesce veramente difficile pensare che sia possibile. Le condizioni sono dappertutto. Il nostro tempo si scioglie immerso nelle condizioni. Come un’ Aspirina effervescente. Premesso ciò. Circa una settimana fa mi è apparsa la Sposa cadavere di Tim Burton. Mi ha confidato, ubriaca di Campari Mix, che aveva appena sorpreso il fidanzato a letto con la sua migliore amica. Un classico. Per ripicca voleva regalargli L’ombra dello scorpione di Stephen King. Le ho detto che forse non era il caso. Allora, ondeggiando sui suoi tacchi vertiginosi, la mia allucinazione, ringraziandomi, si è diretta verso l’uscita. Peccato che avesse nella borsa una copia di non so che libro di Koontz non pagata. La mia apparizione ha fatto scattare l’allarme. La mia triste apparizione ha fatto accorrere tutta la Polfer presente nei paraggi. La Polfer l’ha trattenuta e chiamato il mio direttore, il quale, dopo averla guardata ed essersi lasciato scappare una risatina, l’ha graziata, l’hanno lasciata andare. Uscendo, il suo ultimo sguardo è stato per me. Per quanto mi riguarda la parte più difficile è stata spiegare a quelli della Polfer che quella da verificare in casi come questo è la giacenza dei libri, e non la degenza o la diligenza, almeno per quanto riguarda la lingua italiana.


postato da: onanspandau alle ore 11:45 | link | commenti (1)
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venerdì, 10 ottobre 2008

... è un mondo difficile

Ristrutturazione. Sono in piena fase di ristrutturazione. Psichica. Ho gli operai in giro per il cervello che fanno un sacco di casino, fumano sigarette e smantellano muri. Fanno un sacco di calcinacci. E gli devo pure preparare il caffè. Che dolore, mamma mia che dolore.

Vicino di casa, anziano, che aspetta l’ascensore: “Signorì perché non hai chiuso il portone?”

Iaia: “Per non fare rumore. La volta scorsa mi è stato detto da una signora come lei che nel chiuderlo avevo fatto troppo rumore e che quindi sarebbe stato meglio accostare il portone per evitare rumori molesti. La prossima volta potrei scardinarlo o saldarlo, ma sicuramente troverei qualcuno pronto a dire che nemmeno queste soluzioni  sono adeguate. Quindi attendo con ansia un prontuario delle modalità corrette di gestione del portone d’ingresso, onde evitare futuri sgradevoli richiami, proprio come lei ha fatto in questo momento. Grazie e buona giornata”

Vicino di casa, anziano: “…”


postato da: onanspandau alle ore 12:04 | link | commenti (2)
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