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Blogger: onanspandau
Nome: Iaia
"Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta. Così Proserpina lieve vede piovere sulle erbe, sui grossi frumenti gentili e piange sempre la sera. Forse è la sua preghiera." Alda Merini

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giovedì, 19 giugno 2008

Hai già la pelle liquida?

Il settore bambini della libreria in cui lavoro. Un inferno. Una libreria nella libreria. Una libreria nella libreria delle librerie. Libri per bambini piccoli. Libri per bambini piccoli piccoli. Libri per bambini che devono ancora nascere. Libri per bambini embrioni. Libri per bambini più grandi. Libri per bambini grandi grandi. Libri per ragazzi. Libri di storia per bambini. Libri di mitologia per bambini. Libri di cartone. Libri di gomma. Libri di stoffa. Libri sonori per bambini. Libri pop-up. Libri puzzle. Libri 3D. Libri cubo. Enciclopedie per bambini. Libri sugli animali. Enciclopedie sugli animali per bambini. Libri per imparare l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo per bambini. Fate, gnomi, draghi. Ballerine, pirati. Libri sui mestieri per bambini. Libri sulla città. Libri sulla fattoria. Libri sui mezzi di trasporto (incluse le ruspe). Favole. Favole classiche. Favole moderne. Favole tradizionali italiane. Favole tradizionali europee. Favole tradizionali di tutto il mondo. Libri tocca e senti. Libri con le finestrelle. Pinocchio e Gianburlasca. Topo Tip. La Pimpa. Il cagnolino Tim. Teletubbies. Barbapapà. Enigmistica per bambini. Sudoku per bambini. Libri per organizzare feste in casa, all’aperto, in aereo, in macchina, a fanculo. Libri sui perchè. Libri sui dinosauri per bambini. Libri sul corpo umano per bambini. Libri di scienza per bambini. Libri sull’Egitto per bambini. Libri di scienze per bambini. Libri gialli per bambini. Libri sul Medioevo per bambini. Il battello a vapore. Giuntikids. Libri sul mare per bambini. Libri classici per bambini. Libri di avventura per bambini. Libri fantasy per bambini. Libri religiosi per bambini. Libri di barzellette per bambini. Geronimo Stilton. Fottuto Geronimo Stilton. Geronimo Stilton, un topo, vanta, nell’ordine: libri classici, d’avventura, gialli, umoristici, enigmistica, favole, favole della buonanotte, favole del buongiorno, animali, enciclopedie. Libri da colorare per bambini. Libri con gli adesivi. Libri con le cornicette per bambini. Libri sull’alfabeto. Libri sui numeri. Libri sulle tecniche artistiche per bambini: gioca con le perline, gioca con le maschere di cartapesta, gioca con gli scubidù, gioca con i colori a cera, con i pastelli, gioca con i pennarelli, gioca con gli origami, gioca con le forbicine non appuntite. Crea le sculture di: sabbia, creta, cartongesso, cemento armato. Libri sui film della Disney. Libri sui film che imitano la Disney. Filastrocche. Ninna-nanne. Libri di geografia per bambini. Libri di astronomia per bambini.

Odio il settore bambini. Per fortuna mi ci fanno stare raramente. Chissà come mai.


postato da: onanspandau alle ore 16:01 | link | commenti (3)
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venerdì, 30 maggio 2008

Sula riva dela Sena mon amur!

Si chiama Oberon. Oberon, come il re delle fate del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Si estende diagonalmente, per la lunghezza di circa venti centimetri, sul mio fianco sinistro. Sinuoso, nell’atto di arrampicarsi, con la testa sorniona sotto un seno, la coda termina nel muscolo gran dorsale. È una salamandra. La salamandra è un anfibio, non un rettile. Nell’antichità c’era la bizzarra credenza che le Salamandre potessero resistere al fuoco e che si generassero da esso. Senza bruciarsi. Secondo Chevalier l’incontro con le Salamandre è sempre qualcosa di estremamente suggestivo, si ha come l’impressione molto intensa di trovarsi di fronte ad esseri dotati di una grande forza e di una travolgente volontà. Sono tutte immerse nelle loro attività, ardono dal desiderio di portare a compimento i doveri loro assegnati. Sono tutte tese, con ferrea concentrazione ed assoluta determinazione, a portare a buon fine le loro importanti e delicate alchimie. In genere, le Salamandre provano per il genere umano stupore misto ad indifferenza. Si stupiscono molto del fatto che gli uomini, nell’arco della loro vita, siano solitamente pigri e vivano mossi dalle abitudini, dal caso, dall’agnosticismo. Tal stupore si trasforma ben presto in indifferenza. Benvenuto Oberon!

 

 


postato da: onanspandau alle ore 16:31 | link | commenti (1)
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lunedì, 05 maggio 2008

E rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango

Giovedì mattina. Cielo terso, bel sole. Ospedale S.Giovanni Addolorata in Roma. Ho una visita dall’otorino. Aspetto in sala d’attesa 20 minuti più del necessario. Aspetto sempre 20 minuti più necessario qualsiasi cosa debba fare nella mia vita, ormai ci sono abituata. Entro nella stanza dell’otorino assegnatomi a caso al momento della prenotazione. Mi fa strada un dottorino in veste di specializzando (o quantomeno lo spero per lui, che sia ancora uno specializzando intendo). L’otorino senior non si alza nemmeno dallo sgabello, chessò per presentarsi o salutarmi per esempio. Segue il dialogo: “buongiorno dottore, sono venuta perchè ho un tappo di cerume nell’orecchio destro” e lui “si segga signorina”; mi scruta nelle due orecchie per la durata di due nanosecondi e poi “signorina, lei ha un tappo di cerume nell’orecchio destro”. Tutta questa scienza mi sconvolge. Mi consegna la prescrizione per un lavaggio che per non so quali oscuri motivi burocratici non può farmi al momento e di cui dovrò ovviamente ripagare il ticket. Mentre aspetto la prenotazione dell’appuntamento sento il suo sguardo addosso. E poi: “signorina, lei cosa studia?”. Cazzo, lo sapevo! Lo intuisco al volo che devo mentire, inventare di essere una studentessa di economia o una dottoranda in fisica nucleare o una laureanda in biologia marina, ma ho un libro di Eco in mano. Non posso mentire con Umberto Eco in mano. “ho finito l’università, sono una psicologa” Sbaglio madornale. “Aaaaahhhh! Una psicologa! E quanti anni prevede la facoltà di psicologia? Quattro? E poi una volta laureata può esercitare subito la libera professione?” Un giorno o l’altro la mia sincerità mi ucciderà, lo sento. “cinque anni. No, l’iter prevede un anno di tirocinio post lauream, un esame di stato e una scuola di specializzazzione della durata media di quattro anni” Gongola, seduto su quel suo fottuto sgabello. “ma scusi, allora non faceva prima ad iscriversi a medicina?”. Magari NON voglio essere una psichiatra, brutto grassone. Ma sono stanca di argomentare e gli rispondo un candido e diplomatico “si”. Lo spiazzo, non può infierire. E a me basta. Ci vediamo a metà maggio, mediconzolo!


postato da: onanspandau alle ore 10:05 | link | commenti (4)
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mercoledì, 12 marzo 2008

Vede la fine in metropolitana

Si portò alle labbra le mani della moglie.

“In ogni donna – credimi, anche se può sembrare una facile affermazione – in ogni donna che credevo di amare ho sempre cercato te; ne sono convinto più di quanto tu possa capire, Albertine”.

Ella sorrise triste. “E se anch’io avessi avuto voglia di cercarti prima in altri uomini?” disse, e il suo sguardo si trasformò e divenne freddo e impenetrabile. Fridolin abbandonò le sue mani, quasi l’avesse sorpresa mentre diceva una menzogna o lo tradiva; ma lei continuò: “Ah, se sapeste!” e tacque di nuovo.

                                                                                          

                                                                                           A.     Schnitzler   

Traumnovelle (Doppio sogno)

 

Attività e passività. Siamo soggetti attivi in ogni momento della vita. Il caso, il destino sono solo convezioni create per consolarci. Non ci è permesso essere passivi fino in fondo perché anche il decidere di essere passivi in un dato momento presuppone attività, movimento, da parte nostra. Siamo artefici di tutto ciò che ci accade, anche se inconsapevoli. Fare o non fare una telefonata, interrompere o continuare un rapporto, sostenere o meno uno sguardo, dire o non dire una frase. Presa consapevolezza di ciò, al momento ho un costante timore delle conseguenze delle mie azioni/non azioni. Un timore strano, oserei dire eccitante, forse esagerando un po’.

Le cose mi si complicano in modo preoccupante, però, allorquando prendo consapevolezza del fatto che pure voi che state leggendo queste stupide righe siete soggetti attivi della vostra vita. Allora improvvisamente il timore perde un po’ della sua eccitazione per far spazio alla diffidenza.

Ci sono ancora troppe canzoni che non ho ascoltato, ci sono ancora troppi libri che non ho letto, ci sono ancora troppi baci e abbracci che non ho dato e ricevuto, ci sono ancora troppe parole che non ho detto. Tutto questo fa girare la testa.

 

Quale strano romanzo ho mai sfiorato? si domandò.


postato da: onanspandau alle ore 16:48 | link | commenti (2)
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mercoledì, 13 febbraio 2008

In fondo ti avevo avvertito dicevi che sarebbe andato tutto bene

In due weekend ho dovuto impersonare una migliore amica, una ex fidanzata, un feto, una gatta e un bambino di sei anni. Malato (il bambino di sei anni intendo). Ho dovuto interagire con persone cui probabilmente non mi sarei mai avvicinata se avessi potuto scegliere. Ci ho dovuto condividere il pranzo e le emozioni. Per sentirmi dire, poi, che sono straordinariamente introspettiva e che ho un carico di sofferenza sul groppone tale e tanto da poterne rimanere schiacciata da un momento all'altro. Il tutto alla modica cifra di quasi 5000 euro all'anno. Per quattro anni. Benvenuta cara. Benvenuta nella tua scuola di formazione in psicoterapia.


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martedì, 29 gennaio 2008

Possibile che si parli di me quasi fossi un mostro?

In una palestra di boxe possono accadere cose molto strane, si può incontrare una moltitudine variegata di individui. Ciò che mi appresto ad esporre accade nel corso dei miei due ultimi allenamenti. 1) ci sono io madida di sudore alle prese con una serie infinita di ripetute al mio sacco preferito. Nei secondi di recupero mi accorgo che al sacco alla mia destra c’è un aitante giovanotto che ho conosciuto da poco, con il quale c’è stato un più o meno decente scambio di battute. Decido di impiegare quegli utilissimi secondi per fare un po’ la zoccola. “affaticato?” e gli sorrido. “no no mi sta solo venendo un infarto, non sono certo in forma come te” Ha nettamente pensato che lo coglionassi. “non credo di sapere il tuo nome” gli ribatto con un tranquillizzante sorriso. Evidentemente si tranquillizza perché mi si avvicina e tendendomi il guantone destro mi fa “piacere Gianfilippo (nome puramente di finzione n.d.a.) ma gli amici mi chiamano Chicco” Rimango pietrificata. “...pensa che se mi chiamano con il mio vero nome non mi giro nemmeno!” Ride. Lo continuo a fissare pietrificata. Ma che cazzo. A trent’anni suonati ti fai chiamare ancora Chicco? Chicco. Dove c’è un bambino. Comincio a fissarlo nella sua interezza e il suo ridicolo soprannome mi permette di avere una visione globale della sua persona. Passi la tuta della Roma, ma sono i calzettoni che mi bloccano proprio. Calzettoni di spugna, bianchi. Anzi, bianchi fosforescenti. Accecano per quanto sono bianchi. Da questo particolare desumo che stia ancora con i suoi, che le calze gliele lavi ancora la madre, perchè quello è un bianco/madre. Un bianco che solo le madri sanno ottenere da un bucato. Vivo sola da otto anni e il mio bianco tende al grigio, per dire. Ma ormai l’effetto asciugamento è innescato e ritorno al mio sacco, tranquillamente. 2) ci sono io vicino al mio borsone, mi sto sfilando il paradenti dalla bocca. Mentre lotto con la mia saliva mi si avvicina un tipo. É dallo scorso anno che ci alleniamo insieme, ma non mi ricordo il suo nome e se non si avvicinasse lui ogni tanto a scambiare qualche parola non me lo filerei di striscio. Mi è totalmente indifferente. “sai Ilaria sabato scorso sono stato dalle tue parti...” Bevo dalla mia bottiglia d’acqua. “Ah si?” Come si chiama? Come si chiama? “...cioè non proprio a Foggia, sono stato a Bari” Metto il tappo alla mia bottiglia “Bari? Carina vero? A me è sempre piaciuta come città. Ma come mai eri là? Per lavoro?” Riesco a essere cordiale pur non ricordandomi come cazzo si chiama. “No sono andato lì per una data, sai sono in un gruppo e sabato abbiamo suonato a Bari” Parole magiche. Data. Gruppo. Suonato. I neuroni mi si attivano immediatamente. Mi giro di scatto verso di lui. “suoni in un gruppo? Che musica fate?” Mi sorride “sono il cantante, facciamo hardcore. Ti piace l’hardcore?” Adoro l’hardcore. “...sabato prossimo siamo a Piacenza. Proviamo in una sala a piazza Vittorio. L’ultimo concerto a Roma l’abbiamo fatto ad ottobre. Si i pezzi sono nostri ma facciamo anche qualche cover tipo dei Ramones. Certo che te lo dico la prossima volta che suoniamo a Roma...” Risponde imbarazzato alla mia raffica di domande. Non solo è riuscito ad attirare la mia attenzione dopo due anni, ma ora che lo guardo bene mi accorgo che è proprio affascinante. Ha un certo non so che. Lo terrò d’occhio questo qui, magari mi ricorderò pure come si chiama. Forse. Certo è che sono proprio una banale, superficiale ragazzina. Scontata. Dovrei smetterla di lasciarmi imbambolare in questo modo da uomini con più o meno reali velleità artistiche.


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giovedì, 10 gennaio 2008

Candy oh candy nella vita sola non sei

WcNet Energy Polvere Attiva. Ovvero il regalo di Natale 2007 più bello che ho ricevuto. Recapitatomi dalla Copertina Sellerio Laura direttamente da Napoli. Appena ricevuto e scartato, proprio come i bambini nella notte del santo Natale alle prese con un giocattolo nuovo, l’ho dovuto provare. Incurante delle due ore e mezza di allenamento di boxe alle spalle, l’ora tarda e i vestiti madidi di sudore appiccicati addosso. Solo pochissime persone al mondo, fra cui appunto Laura, potevano sapere con certezza quanto mi avrebbe eccitata la prospettiva di sperimentare subito un trattamento autopulente per il wc. Allora mi precipito in bagno, con la scatola stretta fra le mani, mi inginocchio davanti alla tazza e incomincio a leggere le istruzioni. 1) BASTA UN GESTO: Versa il contenuto della busta monodose nell’acqua. 2) AGISCE SOTTO I TUOI OCCHI: Dopo pochi istanti si formerà una densa schiuma pulente. 3) TRATTAMENTO COMPLETO PER WC E SCOPINO: Completa la pulizia passando con lo scopino la schiuma sotto il bordo e sulle pareti del wc, per sbiancare ed igienizzare anche lo scopino immergilo nella schiuma. 4) PER UN PULITO MAI VISTO: Lasciala agire per 10-15 minuti prima di far scorrere l’acqua, risultato: wc bianco ed igienizzato anche sotto il livello dell’acqua e scopino come nuovo. Infine, per uno sporco ostinato lasciala agire per almeno 2 ore, il prodotto continua l’azione pulente anche dopo la scomparsa della schiuma (ovviamente io l’ho lasciato agire TUTTA la notte). È vero, a contatto con l’acqua la polvere si trasforma in bianchissima schiuma e sale sale sale, non fino al bordo del wc come millantano sulla confezione, ma sale. Miracoli della chimica. Emozionatissima, ho riso come una pazza alla vista di tutta quella schiuma igienizzante. Grazie amica mia, era circa un anno e mezzo che volevo ardentemente questo trattamento autopulente per il mio wc ma che non avevo mai acquistato per futili motivi. E così nel giro di dieci minuti sono riuscita ad eliminare senza fatica ma con efficacia sia i batteri e le macchie dal mio wc e sia il senso di colpa per aver sedotto ed abbandonato il primo malcapitato del 2008. Grazie Laura, grazie di cuore. Solo un appunto. Per favore puoi dire alle tue amiche suore di apportare almeno qualche modifica alla grafica dei biglietti di Natale per il prossimo anno? Sono tre anni che ricevo biglietti d’auguri tutti uguali, ormai lo so che in Africa e in Sud America i bambini muoiono di fame, anzi a dire il vero lo sapevo pure prima. Grazie ancora.


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lunedì, 10 dicembre 2007

Scusa se anche questa notte voglio stare a casa

Le persone sono come le copertine dei libri. O meglio, sono come le copertine dei libri in base alla casa editrice di appartenenza. Il non plus ultra sono le Adelphi, disarmanti nelle loro linee essenziali, eleganti, sobrie ma nello stesso tempo vivaci, ti lasciano intuire la bellezza del loro contenuto ma non si svelano, lasciano a te la scelta dell’acquisto. Ecco, quello a cui aspiro è diventare una copertina Adelphi, nonchè incontrare una copertina Adelphi. Nel corso della mia vita, invece, ho incontrato una moltitudine di copertine diverse. Ho incontrato copertine Feltrinelli, dai colori acidi, confusionarie, troppo aggressive per i miei gusti, troppo allettanti. Ho incontrato copertine Einaudi, scarne, o troppo bianche o troppo colorate, dalle linee rigide, squadrate, ti presentano un bel libro senza valorizzarlo e magari te lo lasci scappare. Ho incontrato, purtroppo, anche copertine Mondadori, artificiose, ingannevoli, pompose, pretenziose, ti presentano una cagata di libro come fosse un capolavoro della letteratura, deludenti. Ho però la fortuna di frequentare copertine Sellerio, la mia cerchia più intima di persone amiche sono tutte copertine Sellerio, piccole, tascabili, le porti sempre con te, dal colore blu scuro ma con al centro un’opera d’arte, affidabili, sembrano tutte uguali ma ognuna è diversa dall’altra, rassicuranti, raramente ti prendono per il culo. Le copertine Castelvecchi le riconosco subito, ho un certo sesto senso e me ne tengo alla larga, con le loro fotografie senza senso che ti fanno subito capire le minchiate che contengono, terribili. Non amo frequentare nemmeno le copertine Fandango, troppo cinematografiche, troppo sofisticate, ricercate, studiate a tavolino, quasi non mollassero mai la presa. Le copertine Bompiani, invece, si prendono troppo sul serio, pesanti, troppo pesanti anche per me. Quello a cui aspiro è diventare una copertina Adelphi, per il momento mi accontento di essere una copertina Guanda, colorata, porosa, a volte con immagini stilizzate, senza senso, a volte con immagini semplici, chiarissime, con pochissime righe di presentazione, ma al cui interno puoi trovare Irvine Welsh o Nick Hornby, estremamente confusionarie se non sei nella tua giornata migliore. E se non sei nella tua giornata migliore rimango lì, sullo scaffale, aspettando te che ti decidi oppure aspettando il prossimo cliente. Magari il prossimo cliente alla cassa di libri ne pagherà due. Tipo Alta fedeltà e Follia di McGrath. McGrath lo pubblica l’Adelphi, ovviamente.


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mercoledì, 21 novembre 2007

Ancora ancora se tu lo vuoi

A grande richiesta torno a parlare di sentimenti. Umani, ovviamente. Mettetevi comodi, in una mano pop corn e nell’altra una bibita. Dite a quelli che si sono seduti troppo dietro di avanzare, che non verranno interrogati, non siamo a scuola. Le luci si abbassano. Il sipario si apre. Siamo in camera mia, qualche sera fa. Ci sono io seduta alla mia scrivania girata verso il letto, dove è sdraiata Ylenia. L’orologio del cellulare segna le 24:20, lo so perchè alla mia amica arrivano periodicamente sms che fanno illuminare il display del suo Nokia. Il posacenere è pieno di cicche spente e lo stereo è sintonizzato su Virgin Radio. Stiamo parlando di relazioni sentimentali passate, presenti, future. Se fossimo nate qualche decennio fa avremmo avuto in mano anche i ferri per il punto a croce, ma per fortuna Jane Austen non era presente. Viene acceso un altro sigarino aromatizzato e i Police inizano a suonare Walking On The Moon. Il coinvolgimento emotivo a due è totale, le emozioni sono palpabili quanto il fumo denso e lento che ha prepotentemente invaso le pareti della mia cameretta. E mentre il fumo accerezza sensualmente il ritratto di Sigmund Freud, la stampante, il Bacio di Gustav Klimt, la tv, la copia di “Una canzone per Lucinda” di Tish Cohen poggiata sul comodino e la voce di Sting, ecco che lo sento arrivare. Il pensiero più importante della serata sta arrivando, mi sta nascendo nella parte destra del cervello. Lo aspetto come si aspetta il primo sms dalla persona con cui sei andata a letto la sera precedente. Un’emozione tutta femminile. Eccolo, so per certo che dopo averlo riferito alla mia amica la serata acquisterà una sfumatura diversa, più matura, più elegante, più più più. “Yle’ certo che è proprio brutto essere lasciati quando si è ancora innamor...” Non riesco nemmeno a finire di parlare. Il sigarino che ho fra le mani mi scivola e dopo un volo acrobatico con doppio salto mortale finisce dritto nel posacenere sporco. Oramai infumabile. Sgrano gli occhi, poi li alzo verso la mia compagna di scorribande. Ci guardiamo per una manciata di microsecondi. E iniziamo a ridere. Ridere, ridere, ridere. Ridiamo talmente tanto che il mio pensiero diverso, maturo ed elegante va letteralmente a farsi fottere. Rido così tanto che mi scendono le lacrime dagli occhi. La serata finisce così, burlandoci delle persone che vengono lasciate dalla persona che amano. Lo so, siamo dei mostri. Siamo tutti dei mostri di cinismo. Si si, anche tu seduto in terza fila. È inutile che ti giri e rigiri pensando che la cosa non ti riguardi. Pischello che non sei altro.


postato da: onanspandau alle ore 16:37 | link | commenti (5)
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mercoledì, 31 ottobre 2007

Perchè le cose non vanno mai come vuoi tu

Voi non sapete. L’amore e il potere. Ama e non pensare. Camilleri. Vespa. Morelli. Rispettivamente. Il banco delle novità. In qusti ultimi giorni ne ho dovuti impilare e vendere e smagnetizzare e imbustare non so quanti. Ho perfino dovuto impacchettare Bruno Vespa perchè qualcuno ha pensato che potesse essere un regalo gradito. Fra milioni di libri. Mi sono subito ritrovata a pensare a me che scarto un pacchetto fresco di libreria e ci trovo dentro Bruno Vespa. Una scena agghiacciante. Ieri mattina sono andata alla posta a pagare la bolletta della luce. Prendo il mio bigliettino insieme alla coscienza di dover aspettare circa sessanta numeri prima del mio. Mi siedo e mi immergo nella lettura del mio romanzo. Accanto a me c’è una ragazza bionda romana. La prima cosa che penso è che è un cesso ma ha anche speso del tempo per farsi bella qualche ora prima e quindi il risultato è accettabile. È al telefono cellulare con il suo fidanzato. Incurante della folla sta litigando ad alta voce perchè lui si è permesso di prendere la metropolitana senza avvisarla e lei ha provato a chiamarlo e a lui non prendeva il cellulare (ovviamente). Gli ha urlato che doveva perlomeno mandarle un sms, che lei non poteva immaginare che lui prendesse la metropolitana, che doveva avvisarla, che lei lo amava proprio perchè lui all’inizio della loro storia ci teneva a queste cose, era preciso, non come tutti gli altri, che ora stava diventando meno sensibile nei suoi confronti. Lui, a quanto ho capito (si perchè oramai ero completamente rapita dalla conversazione telefonica e facevo palesemente finta di leggere girando di tanto in tanto qualche pagina giusto per essere credibile e farla sentire a suo agio, come se ce ne fosse bisogno poi) aveva un colloquio di lavoro e lei se ne è praticamente fottuta di chiedergli come era andata, continuando ad insistere sulla sua mancanza di attenzioni riguardo la scelta di prendere arbitrariamente e all’improvviso la metropolitana. Sempre lui, all’inizio, c’ha pure provato a fare il sostenuto e a dire qualcosa del tipo “ma sai non è che poi ti devo rendere conto proprio di tutto” ma è durata pochissimo. Le ha chiesto scusa e le ha promesso che la prossima volta che gli verrà l’assurda idea di prendere una metropolitana di sicuro le manderà un sms così nel caso a lei venga il desiderio di telefonargli proprio in quei minuti potrà stare tranquilla perchè saprà esattamente cosa sta facendo in quel momento. Un genio, questa donna è un genio. La guardavo ammirata e piena di riverenza. E di invidia anche, visto che non sarò mai come lei. E mentre io continuerò ad avere infiniti problemi con le relazioni e con il sesso maschile, lei avrà sempre l’amore e il potere. Vespa docet. E la sottoscritta sarà sempre ciondoloni sul suo albero, saltando da un ramo all’altro dello stesso fottuto albero, anche se è circondata da altri alberi della foresta, con in mano la sua banana sempre troppo acerba e nelle orecchie il suo lettore mp3. E questo perchè penso, penso troppo, ho sempre pensato troppo. Invece la ragazza romana bionda ama e non pensa, soprattutto non pensa, e le chiedono scusa anche se sta dicendo una marea di minchiate. Morelli docet. Se fossi Calimero direi che è un’ingiustizia però.  Allora impilo e vendo e smagnetizzo e imbusto libri di continuo. E sorrido a tutti. E quando guardo tutti i miei clienti soddisfatti sia dell’acquisto culturale che dei miei sorrisi disarmanti penso. Penso. Voi non sapete. Camilleri docet.


postato da: onanspandau alle ore 10:44 | link | commenti (6)
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